
L’articolo «Odio gli indifferenti» è, senza esagerare, una delle cose più lucide e meglio scritte che mi sia capitato di leggere. Non ti accarezza. Ti scuote. Ti mette davanti allo specchio e poi ti chiede: tu, da che parte stai? Perché per Gramsci la neutralità non è saggezza, è alibi. È la forma elegante di lasciare che decidano sempre gli stessi.
“Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. […]
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”
Questo non è un libretto “da comunisti per comunisti”. È un test per persone adulte. Il prerequisito non è la tessera di partito: è avere un cervello acceso e un minimo di dignità intellettuale. Gramsci non predica, smonta. Smonta l’illusionismo della politica, la retorica della libertà quando è solo parola, l’educazione come campo di battaglia, i diritti come decorazione quando il potere li tratta come favore.
E poi c’è la sua critica al Risorgimento, che fa male proprio perché è precisa: la favola patriottica raccontata come epopea pulita, mentre sotto c’è sfruttamento, frattura sociale, Sud ridotto a serbatoio di sacrifici. Gramsci non ti lascia la consolazione della storia “bella”. Ti lascia la storia vera: sporca, interessata, fatta di rapporti di forza.
Anche quando parla di guerra, non sembra “datato”. Sembra scritto ieri. C’è persino un filo di speranza nel dopoguerra, quella speranza che sappiamo come finisce: stritolata, tradita, spenta, fino ai tempi bui che arrivano subito dopo. E la lezione rimane: l’indifferenza non è un peccato privato, è un fattore politico.
In fondo Gramsci lo dice meglio di chiunque altro: questi testi non sono “verità da ingoiare”, ma stimoli, occasioni per scavare, per ritrovare le ragioni profonde del proprio stare al mondo. Ecco perché vale leggerlo senza pregiudizi: non per “concordare”, ma per imparare a non dormire.
Se cerchi un libro che ti faccia sentire comodo, passa oltre.
Se cerchi un libro che ti obblighi a scegliere, eccolo.


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